Stefano andrian

Sakineh

Sakineh è una donna.
Sakineh è una donna. Iraniana.
Sakineh è una donna iraniana. Condannata a morte.
Sakineh è una donna iraniana condannata a morte. Per lapidazione.
Sakineh è una donna iraniana condannata a morte per lapidazione. Per aver amato un uomo.
Sakineh è una donna iraniana condannata a morte per lapidazione per aver amato un uomo. Che non era suo marito.
Sakineh è una donna iraniana condannata a morte per lapidazione per aver amato un uomo che non era suo marito. E il mondo, a sua volta, condanna.
Condanna l’Iran che la vuole ammazzare come un Santo Stefano qualsiasi.
Condanna l’Islam, barbara religione che permette, anzi autorizza, anzi istiga, l’omicidio delle adultere in nome di un Dio che deve amare i sacrifici di sangue.
Come quello di Isacco. Come quello del suo stesso figlio.
Condanna, soprattutto un modo di vedere il mondo lontano secoli dall’Occidente.
Dal liberale occidente. Dal libero occidente.
L’occidente dalle profonde radici giudaico-cristiane.
E lasciamo perdere quello che dicono la Bibbia e i padri della Chiesa a proposito della libertà e della dignità delle donne.
Che in duemila anni – cinquemila e passa per i fratelli giudei – di stronzate se ne dicono parecchie. Anche quando è l’Altissimo ad ispirarci.
Guardatela bene la faccia di questa donna.
Cercate di immaginarla tumefatta e piena di sangue e sfatta dalle sassate degli integerrimi uomini che vogliono ucciderla.
Oppure con la lingua penzoloni, gli occhi iniettati di sangue ed usciti dalle orbite, il colorito bluastro e il collo piegato in un’inclinazione innaturale.
Perchè Sakineh, se sarà fortunata, non sarà lapidata.
Perchè Sakineh, se sarà fortunata, avrà diritto ad una più rapida e civile impiccagione.
E quando sarà, cercate di ricordare una cosa.
Sakineh non l’avrà uccisa l’Iran.
Sakineh non l’avrà uccisa l’Islam.
Sakineh l’avranno uccisa gli uomini.
Intesi come maschi.
Quelli che credono che le donne siano comunque, in qualche maniera, in qualsiasi modo, esseri inferiori.
Fèmane.
Dolcezze.
Fighe.
Oggetti e nient’altro che oggetti.
Quelli che credono che le donne siano più stupide, più deboli, semplici coniglie da riproduzione.
Che è la traduzione in termini onesti del celeberrimo e celebratissimo “Angeli del focolare”.
Quelli che stanno al bar, che conosciamo tutti.
Che siamo un po’ anche noi.
Quelli che hanno bisogno di una scusa per cercare di tenere le donne ferme.
Perchè sono gli uomini che non sanno andare al passo delle donne.
E Dio, un qualsiasi Dio, va benissimo come scusa.
E la morale, una qualsiasi morale, va benissimo come scusa.
E l’amore, magari tradito, magari respinto, va benissimo come scusa.
Ammazzeranno Sakineh.
Magari non domani.
Magari non a Teheran.
Magari non si chiamerà nemmeno più Sakineh.
Ma l’ammazzeranno.
E saremo stati sempre e comunque noi ad ucciderla.
E saremo stati sempre e comunque noi maschi ad ucciderla.
In nome della legge.
In nome dell’amore.
In nome di Dio.
Solo per paura.

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