I ne ga ciavà.
La declinazione in veneto del più forbito “ci hanno tradito”, o meglio “ci hanno fregato”.
I ne ga ciavà l’identità culturale. Carlotto e le “Baruffe Chiozzotte”, “Amore e Psiche” e Palladio. Nomi per cui lungo altri fiumi ci si riempirebbe d’orgoglio e si farebbe di tutto per insegnare, per ricordare.
E invece no.
I ne ga ciavà.
Ci hanno rifilato perline contro diamanti, come ai nativi americani tanto cari alla Lega. Ci hanno convinto che la cultura del Veneto sia fatta di scadenti commedie in dialetto. Ci hanno convinto che la promozione della lingua non passi dalla penna di uomini come Zanzotto e Camon, ma sia affidata a orripilanti cartelli marroni che ci ricordano che Paese,in trevisan, si chiama Paese.
I ne ga ciavà talmente bene, che quando nel mondo dicono “Da Ponte”, pensano a Jacopo e alla luce dei suoi quadri, mentre noi pensiamo ad Andrea e all’odore della sua grappa.
Il male della banalità.
I ne ga ciavà il gusto delle tradizioni antiche, del filò, per rivenderci il rito pagano dello spritz. E i ne ga ciavà le panchine su cui sederci a chiacchierare, chè non vorremo mica lasciarle ai negri e a quelle puttane delle badanti.
I ne ga ciavà le nuove generazioni, soprattutto le donne, cui abbiamo insegnato che il modello da seguire è quello delle Veline. Cioè dell’equivalente umano dei mobili IKEA: arredamento da montare. E ai dubbi dei filosofi abbiamo sostituito le risposte dei telequiz. Un futuro costruito a cercare il pacco migliore.
In fondo in fondo i ne ga ciavà anca i schei, o forse i schei i ne ga ciavà noialtri. Erano un mezzo per uscire dalla miseria, oggi sono il metro con cui misuriamo le persone.
I ne ga ciavà la memoria, al punto che non ci ricordiamo più quando eravamo noi quelli con le pezze al culo che andavano a cercare fortuna in giro per il mondo. “Erano terre povere ma sante, son diventate ricche ma assassine” cantava Camon.
I ne ga ciavà par ben.
Ma a guardare bene, se semo ciavai da soi, sempre a pensare a lavorare, a metter via, a far su casa e mas-cio.
Dedicato a Francesca, Marta e Mattia. Due donne di cui è difficile essere all’altezza, e un uomo a volte più profondo dell’oceano. Molto delle idee qui sopra appartengono a loro. Io ho solo ascoltato.

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