Salta! Salta per Dio, salta!
Levati di torno, che intralci la strada!
Fai ‘sto maledetto salto! Falla finita che ci stai solo facendo perdere tempo!
Sembra di sentirli urlare, a leggere i commenti sul giornale.
Un ragazzino si butta da un ponte perchè ha litigato coi genitori. Perchè una decina di metri di vuoto e un letto di ghiaia gli sembrano l’unica soluzione accettabile al suo stare male, al suo sentirsi, magari, pieno di rabbia o di disperazione.
Non lo so, non so niente, non lo giudico.
Vedo la notizia attraverso il flusso di dati della rete.
Gran bella cosa internet, ti permette davvero di essere sempre in linea col resto del mondo. Vado a leggere, un po’ per curiosità morbosa, un po’ col timore che sia qualcuno che conosco. In fondo è successo a due passi da casa mia.
No, ad occhio e croce è un perfetto sconosciuto. Piccolo sospiro di sollievo perfettamente egoista.
Gran bella cosa la rete, ti permette di dire la tua opinione più o meno su qualsiasi cosa. Ti mettono un foglio bianco davanti e ti dicono di scrivere, ti danno l’impressione che il tuo parere sia importante.
E scrivono in tanti.
Sono curioso, ho un po’ di tempo libero. Leggo i commenti.
All’inizio trovo quello che mi aspetto: solidarietà, qualche domanda retorica, la solita tristezza d’occasione.
Poi, il botto.
Comincia come una specie di fiume carsico, affiora a tratti, poi esplode come un geyser. Bollente e violento. Qualcuno che dice che gente così bisognerebbe prenderla a schiaffi, altro che solidarietà, altro che “cercare di capire le ragioni dell’insano gesto”. Sono solo bamboccioni che meritano due belle sberle educative. Il metodo Montessori rivisto e corretto nel Veneto del 2010.
E ci resto male, ma male davvero. Importa poco che ci sia chi dice che questo modo di vedere le cose sia sbagliato.
Perchè ce ne sono tanti, troppi per i miei gusti, che condividono l’idea.
Capiamoci. Non sono mai stato un cuore tenero, uno che ha una parola buona per tutti, uno che pensa che si deva consolare sempre e comunque. Ma stavolta provo a mettermi nei panni di quel ragazzo. E mi domando che cosa farei al posto suo, se leggessi quello che sto leggendo, mentre me ne sto in ospedale con le gambe rotte e l’anima in frantumi.
E penso che salterei di nuovo.
Salta! Salta, per Dio! Levati di torno! Perchè non ti vogliamo, perchè sei solo un peso, perchè c’è posto solo per i duri. E chi se frega se hai diciassette anni e litigare con i tuoi genitori, o la fidanzata, o un brutto voto a scuola possono rappresentare un motivo sufficiente per farla finita qui ed ora, per andare a vedere se tutto quello che ti hanno raccontato a catechismo è vero oppure no.
Salta! E lasciaci andare avanti, che abbiamo fretta, che abbiamo i nostri problemi e dei tuoi non ci interessa niente!
Salta! Salta, per Dio! Salta!
E l’unica cosa cosa che riesco a pensare è che mi sembra di vedere una scena di un brutto film, che ho la sensazione che abbiamo perso tutti la capacità di percepire il disagio degli altri. Forse perchè ce ne portiamo dentro troppo di nostro. Forse perchè abbiamo perso l’abitudine ad avere qualcuno che si ferma a chiedere come stiamo. Stiamo sempre tutti bene, benissimo, e facciamo dei gran sorrisi. Tutti convinti a priori che agli altri di noi non interessi mai nulla. Ma a chiederci se questo sia vero oppure no.
E allora salta! Salta, per Dio!
Che stiamo tutti quanti benissimo….


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