Stefano andrian

Lungo le sponde del mio torrente

Solo un gran bisogno di camminare e di far entrare aria fresca nei polmoni.
Cerca un’ispirazione e ne trova troppe.
Si ritrova a vagabondare per strade del proprio paese, provincia dell’impero: lontano da tutto e da tutti, lontano nell’anima prima che sulle carte geografiche.
Una comunità che sembra aver deciso di guardare costantemente indietro, ad un passato fatto di illusioni e non di realtà. Una comunità che si sente così debole da aver paura di aprirsi agli altri e ai nuovi giorni. Una comunità che questa stessa paura spinge ad essere solo un insieme di individui.

Pensa che è stato cresciuto da uomo libero, ma che tutto quello che lo circonda comincia ad andargli stretto. E come lui tante, troppe, persone. Ragazzi dentro, donne e uomini per età, tirati su col mito di un mondo che avrebbe dovuto essere migliore di quello dei propri genitori; donne e uomini che si ritrovano a rimpiangere un tempo che non hanno mai conosciuto.
Pensa che la sera prima ha visto tanti ragazzi in giro, e li ha sentiti parlare. E si è reso conto che alcuni di loro hanno un sacco di buone idee, tanta voglia di fare, ma non trovano spazio. Non trovano entusiasmo.
Pensa che l’entusiasmo derivi da come si racconta il mondo ed il presente. Ed il mondo ed il presente hanno ben poco di entusiasmante; ma soprattutto si rende conto che a tutti stanno facendo credere che nulla possa essere cambiato, che la cosa più importante sia pensare a se stessi. In modo che nulla possa veramente cambiare mai.
Pensa ad una ragazzina di tredici anni, che ha visto in una finestra al secondo piano l’unica porta per allontanarsi dalla cattiveria degli adulti. Perchè è vero che erano i suoi compagni di classe a prenderla in giro. Ma crede fermamente che “puzzi di romeno” sia un’offesa nata in una mente piccola che sfoggia un corpo troppo grande.
Pensa anche a Lei, che ultimamente è come una specie di eco costante. Inutile nasconderselo.
Pensa che ha dentro una grande rabbia e una grande disillusione. Perchè forse chi racconta un mondo immobile non ha tutti i torti.
Pensa che le cose sono così e così sono destinate a restare.
Poi si ricorda che dicevano lo stesso anche della schiavitù. E sorride.
Un po’ per divertimento, un po’ per sfida.
Pensa che in giro ci sono un sacco di donne col capo velato, che portano i figli a passeggio. E che le risate dei bambini sono tutte uguali, così come gli sguardi delle loro madri.
Pensa che dovrebbe scrivere qualcosa di coerente, di sensato, di bello da leggere. Ha la sensazione che non ci riuscirà.
Ma è spuntato il sole e la neve si sta sciogliendo, e sembra che nell’aria ci sia una promessa di primavera.
Pensa che potrebbe bastare, per andare avanti. In ogni senso.

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Ava Reed is the passionate and insightful blogger behind our coaching platform. With a deep commitment to personal and professional development, Ava brings a wealth of experience and expertise to our coaching programs.

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